L'arrivo a Venezia


Ho avuto modo più di una volta di raccontare del mio arrivo al Venezia, improvviso e inaspettato. Dopo la cavalcata dell’anno precedente con la Juve Stabia, 71 punti e promozione con successivo ripescaggio dopo i play off, la dirigenza decise per il cambio tecnico e così, sebbene avevo avuto diverse proposte, rimasi in attesa. Speravo in una Squadra “speciale”, mai avrei immaginato tanto.

Erano i primi di ottobre e ricevetti una telefonata dal Venezia Calcio, un invito per un incontro con il Presidente, quel giorno stesso, c’era già un biglietto pronto. Partii con poche cose, giusto un ricambio, sarei tornato l’indomani, almeno così credevo.

Atterrai a Venezia con la pioggia e il freddo. All’aeroporto, per una coincidenza di arrivi, mi incontrai con la Signora Adriana, moglie del Presidente Marinese. Fu lei ad accompagnarmi e fu lei la prima a spiegarmi perché, a suo modo di vedere, “pioveva” anche sulla squadra che il marito aveva acquistato dopo il fallimento estivo. La Signora Adriana aveva premesso che di calcio non aveva alcuna conoscenza e questo moltiplicò la mia attenzione alle sue parole, un punto di vista “esterno” spesso consente di cogliere sfumature importanti.

La squadra aveva realizzato solamente quattro punti in sei partite, con tre gol fatti e dieci subiti, certo non a causa di un cattivo lavoro da parte del mio predecessore Andrea Manzo, persona squisita e competente oltre che mio amico dai tempi di Coverciano. Forse c’era qualcosa al di là degli schemi e degli allenamenti, qualcosa nella mente e nell’animo dei giocatori. La signora Marinese mi aveva fatto notare che, dopo un gol subito, i calciatori guardavano a terra, mentre in altri momenti sembrava che corressero ognuno per conto proprio.

La gita in barca serale per arrivare alla casa dei Marinese a Rialto non fu delle migliori, pioveva forte e il vento faceva entrare l’acqua da ogni dove, arrivai bagnato. In casa ci aspettavano, oltre al Presidente, il figlio Vincenzo, i fratelli Poletti e Luigi Brugnaro. Insieme avevano lanciato in estate una ciambella di salvataggio a un Venezia che rischiava di annegare. Non fu un lungo incontro, poche parole e una sola stretta di mano, mi convinsero facilmente, sui loro volti traspariva un senso di responsabilità verso la città e i tifosi di cui avrei avuto conferma nei mesi successivi. Per quel che riguarda gli obiettivi eravamo tutti molto realisti, ma a nessuno in quella stanza mancava l’entusiasmo e la determinazione che possono trasformare un sogno in realtà. Il giorno dopo ero in campo per il primo allenamento. Il resto è storia nota a tutti. Il Venezia vince il Campionato e tutti insieme si va in C1.

Molto tempo dopo quel mio arrivo piovoso, qualche giorno prima della gara Venezia-Pisa valida per i play-off di C1, il 26 maggio 2007, ricevetti in regalo un CD, si trattava del racconto fotografico dell’anno precedente, l’esaltante cavalcata dalla C2 alla C1, e dell’anno in corso. Rivedere tutte quelle immagini: i volti dei ragazzi, la tifoseria in festa, le lacrime di gioia di molti; mi ricaricò di una energia nuova, vitale. Avevamo davanti a noi due partite difficilissime contro il Pisa, la squadra che proprio nell’ultima di campionato avevamo battuto nell’ultimo minuto con gol di Romondina. Volevo che i ragazzi, la Squadra, provassero le mie stesse emozioni, così feci 30 copie di quel CD e lo distribuii a tutti. Quel CD, quelle immagini, quelle emozioni me le aveva regalate una giovane tifosa, Valentina. La sua passione per la squadra è stato un bellissimo regalo.


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