Padova

Quando il Presidente Cestaro mi chiamó il 9 febbraio scorso, proponendomi di allenare il Calcio Padova, accettai con entusiasmo. Precedentemente avevo rifiutato altre offerte. Mi ero infatti ripromesso di attendere una squadra, una societá, una piazza, che mi desse gli stimoli giusti.



Non era e non é una questione di soldi ma di prospettive, di continuitá del lavoro, di comunione d'intenti con il gruppo dirigente e di calore dei tifosi. Inoltre, la pacatezza avuta nei riguardi dell'allenatore precedente, che ritengo peraltro bravo professionista e ottima persona, mi lasció credere che ci fosse serenitá di giudizio e stabilitá emotiva nella dirigenza. Insomma c'erano tutti i presupposti per fare un buon lavoro e continuarlo a salvezza acquisita.



Quando sono arrivato a Padova la Squadra aveva totalizzato 4 punti nelle ultime 11 giornate, frutto di una vittoria un pareggio e nove sconfitte, scivolando fino al penultimo posto. Si era entrati in un tunnel pericoloso dopo un buon inizio di campionato, ma soprattutto, la Squadra, quando andava in svantaggio, non riusciva a trovare il carattere e la luciditá per recuperare, come invece ha dimostrato di fare successivamente (vedi secondo tempo contro il Cittadella).



Ho sempre ritenuto l'organico a disposizione di ottima qualitá, sebbene ci fossero diversi giocatori con medesime caratteristiche, mentre alcuni ruoli dal mio punto di vista erano scoperti, ma sapevo anche della grande disponibilitá al sacrificio da parte di tutti i calciatori e su questi presupposti si é cominciato a lavorare guardando unicamente al primo obiettivo che avevamo davanti: la permanenza nella serie cadetta. A questo scopo i numeri sono indiscutibili. Nella mia gestione, in 10 partite sono stati fatti 13 punti, 3 vittorie 4 pareggi e 3 sconfitte. Una media punti chiaramente in linea con l'obiettivo.



Il mio rammarico maggiore, oltre a quello di non aver potuto completare il lavoro che fino al momento del mio allontanamento era del tutto soddisfacente, é quello di non aver avuto la possibilitá di parlare personalmente con il Presidente. A lui avrei potuto dare spiegazioni su alcune cose che, pare, mi abbia rimproverato, tipo l'esclusione di qualcuno dei giocatori dagli undici partiti titolari nella partita di Salerno. Le ragioni di tali esclusioni furono dettate dal turno infrasettimanale che ci attendeva appena tre giorni dopo, con il Lecce.



Sempre al Presidente avrei inoltre dato chiarimenti sulle semplici variazioni da me apportate all'assetto tattico. D'altronde, un allenatore che subentra in corsa alla guida tecnica di una squadra che ha perso 9 delle ultime 11 partite, se non cambia qualcosa, cosa é stato chiamato a fare? Allo stesso modo, se a partita in corsa vede che la squadra stenta ad esprimersi al meglio e non interviene, con soluzioni peraltro giá ampiamente preparate in allenamento e quindi ben conosciute dai giocatori in campo, che cosa ci sta a fare in panchina durante la gara?



Infine mi avrebbe fatto almeno piacere che il Presidente, oltre ad ascoltare commenti e critiche sulla partita di Salerno riportate da altri, avesse ascoltato anche il mio punto di vista, ovvero il punto di vista di chi, in quel momento, guidava la sua Squadra.



Colgo comunque l'occasione per salutarlo sinceramente, con il rammarico di non aver potuto portare alla salvezza il Padova Calcio, una salvezza che ritengo comunque alla portata a che auguro incondizionatamente.



Queste poche righe mi danno anche l'occasione per salutare tutti i tifosi e in particolare tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi due mesi.



11 Aprile 2010

Articolo tratto dal Corriere del Veneto dell' 11 Febbraio 2010